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Riconoscere i segnali del cuore

I sintomi collegati al cuore si possono raggruppare in diverse categorie: dolore al petto, mancanza di fiato, capogiri e perdita di coscienza, palpitazioni. Le loro caratteristiche sono molto importanti, per cui il paziente deve saper analizzare il sintomo che prova per poterlo poi descrivere al medico.
Ne parliamo con gli specialisti cardiologi di Humanitas Gavazzeni a Bergamo.

Di cosa può essere sintomo il dolore al petto?
È quello che richiama alla malattia coronarica, e quindi all’angina pectoris e all’infarto. Bisogna appurare se tale sintomo sia dovuto ad un restringimento delle coronarie (le arterie che portano il sangue al cuore e nutrono il muscolo cardiaco), per cui la parte di muscolo cardiaco nutrito da quella coronaria soffre e si avverte il dolore. Per angina si intende un dolore toracico che dura pochi minuti, si risolve prima che le cellule cardiache muoiano e il muscolo cardiaco rimane integro. Se il sangue invece non scorre più perché la coronaria si chiude completamente si ha l’infarto, che vuol dire morte di alcune cellule cardiache, a causa della carenza di ossigeno troppo prolungata.




Le caratteristiche del dolore al pettosegnali_cuore
Si avverte oppressione o costrizione al petto, localizzata dietro lo sterno (retrosternale) o alla sinistra del petto. In genere il dolore cardiaco non aumenta con l’atto respiratorio, con i movimenti del torace o premendo con le dita: tali caratteristiche escludono generalmente che si tratti del cuore. Raramente è un dolore lancinante, forte o violento, spesso è identificato come un fastidio, più vago e mal definito, che dura qualche minuto. Non colpisce un punto preciso del torace, può irradiarsi al collo oppure al braccio sinistro, colpendo anche solo alcune dita della mano con formicolio.

I disturbi cui può essere associato
Può essere associato ad altri disturbi, cosiddetti neurovegetativi, come nausea, vomito, sudorazione, sensazione di angoscia. Purtroppo non ci sono regole precise; talvolta il paziente presenta dei dolori che nascono da punti diversi, il mal di stomaco per esempio. Altra caratteristica a cui prestare attenzione è che i dolori anginosi spesso cominciano a verificarsi durante sforzo fisico, perché il cuore ha bisogno di più ossigeno per pompare più velocemente. Anche il freddo e gli stress emotivi (per spaventi, arrabbiature, dolori) sono situazioni a rischio.

Cosa deve fare una persona che avverte i sintomi appena descritti?
È opportuno non perdere tempo e recarsi subito al Pronto Soccorso, innanzitutto perché, se fosse un infarto, le terapie tese a salvare la maggior parte di muscolo cardiaco sono tanto più efficaci quanto più velocemente vengono intraprese; in secondo luogo perché l’unico modo per essere sicuri della causa del dolore è fare un elettrocardiogramma e gli esami del sangue durante il dolore. Se una persona si accorge di avere questo tipo di dolori quando fa sforzi o è sotto stress, o quando fa freddo, è conveniente che vada dal suo medico e prenoti velocemente una visita dal cardiologo.




La mancanza di fiato
Si dice anche dispnea e può dipendere da cuore, polmoni o fattori psicologici. La dispnea di origine cardiaca di norma compare sotto sforzo e passa a riposo, perché è dovuta ad una ridotta funzione del cuore che non riesce a pompare il sangue come dovrebbe in tutto il corpo; di conseguenza il sangue ristagna nei polmoni, causando lo scompenso cardiaco. Per lo stesso motivo può essere di origine cardiaca anche la dispnea che viene stando distesi e che passa con l’assunzione della posizione seduta o in piedi.

Le palpitazioni
Si tratta di disturbi del ritmo cardiaco, possono manifestarsi con accelerazione o sensazione di mancanza di battito. Bisogna provare a misurare le proprie pulsazioni al minuto e saper riferire al medico quando e come compaiono, se improvvisamente o gradualmente, e come passano.

capogiri e svenimenti
Possono essere dovuti a forme di aritmia, quando il cuore va troppo veloce (tachicardia) o troppo lento (bradicardia) e non riesce a pompare bene il sangue, irrorando poco il cervello.

fonte:http://www.humanitasalute.it